Cosa deve avere un vino, nel 2006, per la vittoria nella corsa della qualità?
Cosa deve avere un vino, nell'anno di grazia 2006, per assicurarsi la vittoria nella corsa della qualità? Cari amici lettori ho trovato interessante questo scritto, che sotto vi riporto integralmente, tratto dal volume del giornalista Hugh Johnsonn “Il Libro dei Vini 2006“ edito in tutte le principali lingue una tiratura di 5 milioni di copie: è il libro, che tratta di vini internazionali piu’ stampato e divulgato nel mondo.
L'articolo originale su TecaLibri
Leggiamolo molto attentamente e sicuramente impareremo molte cose veramente utili!
Buona lettura.
“Il traguardo, indubbiamente, si è allontanato, e continua a spostarsi anche a nostra insaputa. Per alcuni critici, quel che conta è la corporatura: se trovate una scheda di degustazione, in un'enoteca o su una carta dei vini, che si compiace di poter usare aggettivi come "gigantesco" e "immenso" come elementi sempre positivi, allora saprete che siete in compagnia di persone che per principio preferiscono un grosso fuoristrada a un'elegante decappottabile, o che amano la musica, sempre e comunque, ad alto volume. È una reazione prevedibile dopo un'epoca in cui troppi vini erano magri e scialbi, quando le uniche automobili andavano a pedali e si era costretti ad ascoltare musica con la radio della scuola. Ma quell'epoca è lontana: è tempo di andare oltre.
Altri ritengono che gli elementi indispensabili siano la dolcezza del frutto e la morbidezza dei tannini. È naturale che agli inizi della propria avventura con il mondo alcolico sì prediligano questi aspetti: è per questo che ai bambini piace bere dolce e frizzante. (Un commerciante di mia conoscenza sostiene che il gusto britannico per i tannini derivi dall'abitudine a bere tè piuttosto forte sin da piccoli: secondo questa teoria, gli italiani cresciuti a espresso non dovrebbero temere in alcun modo il gusto dell'amaro.)
Qualcun altro, addirittura, giudica la qualità in base al prezzo. Questo criterio, tuttavia, non ha motivo di esser preso in considerazione.
Il corpo, la dolcezza e la morbidezza hanno tutti un ruolo importante nel definire la qualità. Un vino che al gusto ci appare fiacco e denutrito non è buono: quando le rese sono forzate (e la resa corretta per un dato vigneto dipende da un insieme di fattori come il numero di viti per ettaro, il genere di vitigno, il metodo di coltivazione, il tipo di suolo, la topografia e le condizioni del tempo specifiche di quell'anno) la qualità sarà scarsa. Alcuni vini magri e diluiti, senza sostanza, si producono ancora in diverse parti della Francia, dove i vignerons sono pesantemente indebitati con il Crédit Agricole perché nessuno acquista i loro prodotti — tranne qualche incauto inglese che se ne esce dall'Eurotunnel e pensa di fare un bell'affare.
Un vino deve avere un elemento di maturità. L'uva matura conferisce al vino un buon gusto dolce, ma un'uva matura che sia solo dolce dà la nausea. Questo vale per i rossi come per i bianchi: ci sono rossi dell'emisfero australe che sono dolci come una caramella. Un vino deve avere anche un elemento di acidità e, se rosso, buona astringenza tannica: questi toni acerbi conferiscono al vino equilibrio e vivacità. Anche i tannini, però, devono essere maturi: se ruvidi, non sono più apprezzati, nemmeno nel più giovane dei Bordeaux rossi. I tannini verdi, terribilmente spigolosi, sono trattati con lo stesso disprezzo che un ragazzo riserverebbe a un paio di scarpe da ginnastica passate di moda.
Tutto ruota intorno alla stoffa, alla consistenza del vino, e questo per i rossi ha molto a che fare con i tannini. I tannini oggi piu’ apprezzati devono essere morbidi, di buona grana, e profondamente vellutati e lavorati. Questa che ho fatto non sarà in fondo una descrizione molto utile, ma i migliori tannini al momento sono quelli che ottengono splendida eleganza da una vinificazione molto costosa (leggasi barrique? ndr). I Bordeaux rossi di Gerard Perse, proprietario di Chateau Pavie e di altri, sono l’incarnazione dell’eleganza, e secondo me il denaro si sente, anche nei vini minori della Cotes de Castillon. Degustare un vino del genere ci fa senz’altro sentire piu’ ricchi (questo non è altrettanto vero se lo si acquista).
Se questa introduzione vi è sembrata un elenco di caselle da spuntare (compila tutti i campi e avrai il meglio della qualità), allora avrò dato una buona immagine di come vanno le cose in questo mondo. La produzione di molti vini, ormai troppi, passa attraverso un elenco da spuntare. Concentrazione: fatto. Periodi piu’ lunghi di maturazione sulla pianta, cioè tannini maturi: fatto. Acidità, magari anche con un tocco artificiale: fatto. ( anche tannini artificiali, se necessario: fatto ). Alcool, irrobustito dall’aggiunta di zucchero nei climi piu’ freddi: fatto (oppure dal MCR mosto concentrato rettificato nei climi piu’ caldi ndr). Corpo, persistenza, consistenza: fatto, fatto, fatto. Sembra il lavoro di un comitato di burocrati, e anche a berlo la sensazione rimane quella (bello senz’anima ndr).
Gran parte del vino prodotto oggi è fatto cosi’: è vino industriale, costruito secondo criteri qualitativi industriali. Vini di questo genere si potrebbero acquistare come fossero uova, o farina: il marchio non ha praticamente importanza.
E non pensiate di potervi tener fuori da questo meccanismo di mercato. In California, anche i rossi piu’ costosi possono essere prodotti con il sistema delle caselle da spuntare: si assume un consulente che, in base alle indagini di mercato di critici e giornalisti, saprà dirvi esattamente cosa fare per ottenere un punteggio superiore a 90/100 da quegli illustri critici e giornalisti. A questi produttori non interessa sapere come invecchieranno i vini, o come sarà piacevole berne una buona bottiglia per accompagnare un buon pasto: no, quel che conta è il punteggio, e di conseguenza i prezzi di vendita.
E’ vero che anche i vini industriali piu’ economici sono venti volte piu’ interessanti dei loro predecessori di trenta anni fa, che erano fiacchi, privi di equilibrio, magari addizionati di anidride solforosa. Da questo punto di vista, allora si’, sono vini di qualità. Ma, come già detto, il traguardo della buona qualità si è spostato molto piu’ in là.
Al giorno d’oggi, quando la norma è costituita da vini onesti e non scadenti, si possono riempire tutte le caselle (concentrazione, maturità, equilibrio), eppure non raggiungere livelli di vera qualità. Ora, da un lato abbiamo vini di natura industriale, e dall’altro abbiamo vini che riflettono il proprio terroir e la personalità del loro produttore. A proposito, ecco un buon argomento da Master of Wine: “Si discuta la seguente affermazione: chi è poco interessante fa vini di scarso interesse“.
Cosi’ stabilire cosa fa di un vino un grande vino diventa, per definizione, molto difficile. Potrebbe essere la super-concentrazione, ma non è tutto. I vini dei “ garagistes “ di St. Emillon, ad esempio, hanno una densità strabocchevole, che esce dall’etichetta, ma possono essere molto meno affascinanti di un Grand Cru Classè che alla concentrazione accosta una sottile trasparenza, un velo che ci fa attraversare un varco nella siepe per dare uno sguardo ad un altro giardino, che nasconde altre cose. Troppa concentrazione è come strarsene in una stanza con pesanti arredi e tappezzerie, e nemmeno una finestra.
Un grande vino è un’illusione: ti sfida a prenderlo e trattenerlo, e proprio quando credi di averlo in pugno è già sfuggito alla tua presa. Un grande vino si prende dei rischi. I grandi pittori, i grandi scrittori e compositori camminano su di un filo, in equilibrio tra il fallimento e la noia, e cosi’ anche i grandi vini. Prendersi il rischio di produrre vini che sappiano del loro terroir, provare un sito marginale, provare a non spuntare na casella, provare addirittura qualche piccola imperfezione, è oggi il fulcro essenziale nel discorso sulla qualità. Non è facile prendersi questo rischio, né per chi produce né per chi acquista: ma perché occuparsi del resto? Non ne vale la pena!“
Grazie cari amici lettori della vostra attenzione e come al solito: Prosit con i Magnifici Vini Internazionali.
Roberto Gatti
sommelier degustatore
Codigoro (Ferrara)
Email: gatti-roberto@libero.it
Winetaste.it - contact@winetaste.it
Archivio News 