L'iter di riforma della legge 164/92 sulle denominazioni di origine dei vini è ormai concluso. La Conferenza Stato-Regioni ha dato il suo parere, con qualche correzione al testo relativa soprattutto a una maggiore concertazione, le Camere hanno espresso il loro parere consultivo e il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo. Certo, anche nei pareri delle Camere sono state riprese molte delle osservazioni e delle richieste di miglioramento che erano state espresse dalle organizzazioni della filiera vitivinicola, ma a questo punto apportare ulteriori modifiche avrebbe significato un nuovo passaggio dalla Conferenza Stato-Regioni, con un prevedibile ulteriore ritardo di almeno due mesi, visto che la legge delega prevedeva che il provvedimento venisse emanato entro gennaio. Probabilmente, comunque, anche questo decreto legislativo non sarà definitivo: nei prossimi mesi proseguirà l'iter del Libro Verde della Commissione europea sulle produzioni di qualità ed è sempre più incombente la possibilità che tutto il sistema delle denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari europei venga rivisto e che il vino rientri completamente nel nuovo sistema. In attesa di possibili nuovi stravolgimenti, concentriamo adesso l'attenzione su quelli che sono rimasti i punti critici nel testo definitivo e sui problemi che potrebbero sorgere nella loro applicazione.
I principali cambiamenti Con la nuova legge sui vini a denominazione vengono ridefinite diverse norme. Vediamo alcune delle principali. • Le docg, doc e igt diventano dop e igp in coerenza con la normativa comunitaria, mantenendo le vecchie diciture come menzioni tradizionali. • Il riconoscimento non è più nazionale ma comunitario. • Spariscono Albi dei vigneti ed Elenchi delle vigne e unico strumento di gestione resta lo Schedario viticolo. • Conseguentemente, la rivendicazione delle uve doc e igt avviene tramite la denuncia di produzione annuale. • Viene sancito il sistema di controlli attualmente in vigore, che viene affidato a enti terzi, pubblici o privati. • Vengono previsti esami analitici e organolettici sistematici per i vini docg e doc, esami analitici a campione per i vini igt. • Il Comitato nazionale vini doc viene ridimensionato, nella composizione e nei compiti. • Viene ridefinito il ruolo dei Consorzi di tutela. • Viene ridefinita la parte sanzionatoria.
I punti da migliorare Le sanzioni. Un primo problema riguarda la parte sanzionatoria: sia la Camera sia il Senato, nel loro parere, hanno ribadito la necessità di introdurre l'istituto della diffida per le violazioni minori: questa disposizione, peraltro presente in una fase provvisoria della stesura, è sempre stata fortemente sostenuta anche dalle organizzazioni di categoria ma, almeno per il momento, non è prevista. E non si è neanche previsto, come sarebbe stato corretto, che le nuove disposizioni sanzionatorie si applichino anche ai procedimenti per cui non sia ancora intervenuta l'esecutività del provvedimento. La menzione «riserva». Altra questione, risolta in estremis, è quella che riguarda una clausola di salvaguardia per quanto previsto nei disciplinari esistenti in merito alle menzioni «Riserva» e «Superiore»: la nuova legge, nonostante le ripetute segnalazioni, ne ha cambiato le definizioni rispetto alla 164/92. A questo proposito, è opportuno sottolineare un altro piccolo «tsunami» nelle norme di etichettatura dei nostri prodotti. Il disposto del regolamento 607/09, recepito dalla nuova legge italiana, impedirà di utilizzare la menzione «Riserva», come avveniva per il passato, anche per i vini spumanti di qualità senza indicazione geografica. È un ulteriore vincolo alla concorrenzialità dei prodotti italiani, soprattutto se si tiene conto che gli altri Paesi europei, e in particolare la Spagna, hanno lasciato libertà nell'uso di questa menzione per i vini spumanti. Si sta cercando di porre riparo, ma come al solito alcuni fondamentalisti, poco interessati evidentemente alla necessità di essere concorrenziali con gli altri Paesi, fanno una forte opposizione. Superfici vitate. Sempre rispetto all'applicazione della nuova legge, si pone ormai un altro problema: abbiamo plaudito al nuovo sistema di rivendicazione che vede il superamento degli Albi dei vigneti e degli Elenchi delle vigne, ma abbiamo più volte ricordato il preoccupante stato dell'aggiornamento dei dati delle superfici vitate. Se teniamo conto che il decreto legislativo sarà pubblicato non prima di metà aprile, e che successivamente andranno predisposti e concordati con le Regioni i decreti applicativi, si rischia concretamente di arrivare a emanare disposizioni a vendemmia già iniziata: basta pensare che già a novembre, con i Novelli, è necessario poter rivendicare le nuove produzioni. Oppure pensiamo alle grandi aziende e alle cantine sociali con migliaia di soci che devono aggiornare i loro sistemi informatici: è evidente che applicare le nuove norme già dalla vendemmia 2010 potrebbe determinare un caos quasi totale. In particolare sotto questo aspetto le organizzazioni cooperative hanno più volte chiesto, osservazione proposta anche dal Senato, che i dati dello Schedario viticolo e delle dichiarazioni di produzione vengano resi consultabili non solo da parte degli organismi di controllo, ma anche da parte dei produttori e delle loro associazioni, in particolare dalle cantine sociali, in modo che queste ultime possano agevolmente procedere alla dichiarazione e rivendicazione dei vini ottenuti dalle uve dei soci.
Le doc e l'annata Altra questione riguarda il contenuto dei disciplinari: nella legge non si fa riferimento a uno degli aspetti più innovativi delle nuove norme comunitarie: per ogni doc, per ogni vino, tipologia per tipologia, andranno indicati gli «elementi che evidenziano e caratterizzano il legame con il territorio»: chi conosce il nostro ricchissimo patrimonio di doc e igt e la loro articolazione può immaginare il lavoro che aspetta gli operatori. Bastano già i problemi ricordati a far capire che, nonostante il lavoro fatto, saranno molte le difficoltà che aspettano i produttori italiani nei prossimi mesi. Resta poi ancora aperto il problema del futuro ruolo dei Consorzi, che forse potrà essere meglio definito nell'ambito dei decreti attuativi: sotto questo aspetto all'interno del mondo produttivo le posizioni restano ancora molto contrastanti, così come per la questione dei controlli. Anche questa sarà materia di ulteriore discussione in fase di stesura delle norme attuative. Ma la nuova legge solleverà altre questioni. Un esempio per tutti: l'obbligo di indicare l'annata in etichetta non solo per i vini docg, ma anche per i vini doc, esclusi i frizzanti e gli spumanti. Su questo aspetto la maggior parte delle organizzazioni di categoria aveva chiesto che tale obbligo venisse previsto a livello di singoli disciplinari. Si tratta di una questione molto delicata, che erroneamente ha spesso assunto le caratteristiche di uno scontro tra chi difende la qualità e chi vuole regole lassiste. Ma se è vero che l'annata di produzione delle uve è una corretta informazione da dare al consumatore, forse chi ne sostiene l'obbligo non è abituato a trattative con la grande distribuzione, ormai interlocutore principale del mondo vitivinicolo: già prima della nuova vendemmia viene rifiutato o ritirato con prezzi non remunerativi il prodotto, soprattutto vini bianchi, etichettato con la data della vendemmia precedente. Inoltre le attuali tecniche di vinificazione consentono di allungare i tempi di consumo di alcuni prodotti. È nella responsabilità e nell'interesse del produttore offrire un prodotto che sia ancora al meglio delle sue qualità organolettiche, non possono essere solo i vincoli di legge a garantire la qualità dei nostri prodotti, come più volte ampiamente dimostrato.
CON I DECRETI ATTUATIVI BISOGNERÀ COMPLETARE L'OPERA Soddisfatto il mondo produttivo La positiva conclusione dell'aggiornamento della legge 164/92, dopo anni di tentativi infruttuosi, ha suscitato nel mondo del vino italiano reazioni generalmente positive, sia pure con qualche distinguo. Il più soddisfatto è il ministro Luca Zaia, che ha salutato l'evento come «un provvedimento storico che segna un passo importante per consolidare lo sviluppo di una delle principali fi liere agroalimentari del Paese». «Il decreto - continua Zaia - mette al centro la qualità dei vini e la tutela dei consumatori e il rafforzamento della redditività delle imprese». Piena soddisfazione è stata espressa anche da Giuseppe Martelli, direttore di Assoenologi e presidente del Comitato nazionale vini doc, che sottolinea in particolare la possibilità che hanno adesso le Regioni di contenere o abbattere la produzione vinicola se le uve non dovessero trovare mercato: un contingentamento, quindi, tarato sulla commercializzazione. Venendo alle organizzazioni professionali, Confagricoltura accoglie positivamente la nuova legge, pur sottolineando che «c'è ancora da lavorare per agevolare il lavoro dei produttori». Anche Coldiretti sottolinea che «occorre completare rapidamente la riforma con la predisposizione dei decreti applicativi e, in particolare, è indispensabile procedere sulla strada della semplificazione amministrativa e della sburocratizzazione del settore». Soddisfazione anche da parte della Cia per una riforma attesa da anni e che rappresenta un importante passo avanti, ovviamente da completare secondo le indicazioni dei produttori. Infine Fedagri, che rappresenta oltre 400 cantine cooperative, apprezza la legge nel suo insieme, pur avvertendo del rischio di un maggior peso burocratico sui produttori.
di Gabriella Ammassari
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