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L'Europa piu' calda vieta lo zucchero nel vino

Id articolo n.: 10058
Pubblicato il : 4/3/07
Numero di letture: 1804
L'Europa piu' calda vieta lo zucchero nel vino Vino & clima - L'Europa piu' calda vieta lo zucchero nel vino. Dopo quasi 40 anni proposto dalla Commissione Europea storico divieto allo zuccheraggio.
Lo storico divieto di impiegare lo zucchero per aumentare la gradazione alcolica dei vini è forse la sola conseguenza positiva dei cambiamenti climatici in atto. Lo afferma la Commissione Europea nella riforma di mercato del vino, dove viene proposto di mettere fine, dopo quasi quarant’anni, a una pratica ingannevole per i consumatori che con l’aumento progressivo delle temperature non trova più alcuna giustificazione.
Si tratta di una tecnica consentita nei Paesi del Nord Europa, come Germania, Austria e Nord della Francia, ma vietata in quelli del Mediterraneo e in Italia che ha combattuto una battaglia per impedire un “trucco di cantina” causa di una forte distorsione della concorrenza. La proposta di abolizione dello zuccheraggio avviene dopo quasi quaranta anni dalla sua autorizzazione rilasciata dall’Unione Europea negli anni ’70, con la prima organizzazione di mercato del settore. Lo spostamento verso nord della fascia climatica temperata ha modificato le condizioni di coltivazioni nell’Europa continentale con le vigne che producono uva a più elevato contenuto zuccherino, fondamentale nella fermentazione alcolica per la produzione del vino. Ma questo non è il solo effetto del cambiamenti climatici sulle colture.
In Italia il 2007 è stato l’inverno piu’ caldo degli ultimi due secoli secondo le rilevazioni dell'Istituto di Scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr che nella propria banca rileva i dati metereologici dal 1800 ed ha verificato che è stato superato di 1,79 gradi il precedente valore massimo raggiunto nel 1990. Se per la prima volta nella storia delle campagne romane si sono raccolte a febbraio nei campi le fave, che arrivano normalmente solo in primavera ad accompagnare le scampagnate, sui banchi dei mercati - sottolinea la Coldiretti - è già possibile trovare una varietà di offerta made in Italy come mai nel passato: dai piselli ai carciofi a tutte le insalate a pieno campo, dalle lattughe alle scarole fino alle indivie, ma anche grandi quantità di cavolfiori, broccoli, asparagi, finocchi e pomodori.
E sul piano strutturale si sta verificando un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l'olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi, mentre ai confini con la Svizzera si coltiva il sorgo e le prime arachidi sono state raccolte nella Pianura Padana, dove il clima è diventato favorevole alla produzione di grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta.
Si tratta di processi - continua la Coldiretti - che rappresentano una nuova sfida per l'impresa agricola che deve interpretare il cambiamento e i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. I cambiamenti climatici in corso si manifestano infatti anche - sottolinea la Coldiretti - con la più elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense, un maggiore rischio per gelate tardive, l'aumento dell'incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti come le cavallette e la riduzione della riserve idriche.
Una situazione che fa aumentare il rischio desertificazione come dimostra il fatto che secondo l'ultimo annuario dei dati ambientali dell'Apat le aree con sensibilità media o alta alla desertificazione coprono - precisa la Coldiretti - il 36 per cento del territorio nazionale, ma sono addirittura in una situazione di criticità circa la metà del territorio della Sardegna e della Calabria. Di fronte a questi allarmi non bisogna rassegnarsi, ma servono - prosegue la Coldiretti - interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali del piano irriguo nazionale previsto dalla Finanziaria, campagne di informazione ed educazione sull'uso corretto dell'acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico come l'arachide sperimentata dalla Coldiretti.

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