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Come potare la vite

Come potare la viteLe tecniche di potatura della vite: dall'impianto delle barbatelle alle potature degli anni successivi. La differenza fra “capi a frutto” e “capi a legno”.
Ogni azione va commisurata alle caratteristiche della cultivar e del portinnesto presente in vigneto; molto importante è anche la forma d'allevamento adottata. Ma vediamo nel dettaglio la tecnica.

Il primo anno: le cure da dedicare alle barbatelle

Alla conclusione del primo anno di vegetazione la barbatella dispone di alcuni robusti tralci, il migliore dei quali verrà portato a un numero di gemme compreso tra 5 e 7, in funzione della vigoria delle piante, del portinnesto e del terreno: in questo modo si costituirà un'ottima base sulla quale lavorare.
Per quanto riguarda i trattamenti: nella prima fase (a partire dall'apertura delle foglie), a difesa dalla peronospora, consiglierei l'uso di prodotti che non contengono rame, per evitare di frenare l'attività vegetativa delle giovani piante. Inoltre, contro l'oidio, zolfo bagnabile o in polvere. In caso di clima piovoso e con il rischio di attacco di Botrite (ma solo in questo caso) si può ipotizzare l'utilizzo del folpet. Evitare, comunque, che la vegetazione, sia a stretto contatto e "strisci" sul terreno.

La potatura negli anni successivi

E' opportuna, innanzitutto, qualche premessa.
Nella vite si distinguono “capi a frutto” e “capi a legno”: i capi a legno sono quelli destinati a dare tralci per le potature successive, i capi a frutto sono quelli destinati a portare i grappoli dell’annata. In considerazione dei principi fisiologici della potatura, un capo a legno (sperone) è (può essere) un tralcio corto, a due gemme, in posizione verticale; il capo a frutto è invece un tralcio con un numero vario di gemme. Nella vite non ci sono gemme a legno e gemme a frutto ben distinte e predeterminate, ma “gemme miste” e quindi non ci sono “teoricamente e a priori” tralci a legno e tralci a frutto. Si può pensare di prevedere quali gemme potranno dare germogli fruttiferi, e qui entriamo nel campo delle interpretazioni, talora supportate da evidenze sperimentali. Alcuni sono convinti che le gemme basali del tralcio siano le più indicate a portare i germogli fruttiferi, altri sostengono che invece sono le gemme all’estremità, altri ancora le gemme mediane: possiamo ragionevolmente affermare che con climi caldi e primavere asciutte le gemme basali sono fruttifere, con primavere umide lo sono le gemme mediane o superiori (si sono formate in estate). Attenzione! La caratteristica di fertilità basale è anche tipica della varietà e all’interno della varietà può variare da clone a clone. In questo discorso, s’inserisce la scelta di potatura: per esempio, vi possono essere speroni corti, e tralci (capi a frutto) lunghi. La scelta va fatta in funzione della predisposizione della varietà e del clone ad avere gemme basali fruttifere (e non intendo le gemme che costituisco l’”unghiatura”, schiacciate alla base del tralcio e che sono sempre sterili, ma la gemma immediatamente superiore, un po’ più piccola delle successive): in questo caso si possono avere speroni molto corti. Diversi elementi possono condizionare le scelte (vigore della varietà, età delle viti, forma d’allevamento…) e con sperone cortissimo si ha “potatura corta”; se, d’altra parte, un solo tralcio costituisce capo a legno nella parte basale e capo a frutto nella parte superiore è potatura lunga, se si hanno speroni e tralci lunghi siamo alla presenza di una potatura mista. Con una potatura mista o lunga e a parità di gemme la produzione è maggiore così come l’acidità ma si avranno meno zuccheri.

Considerazioni finali

Ogni azione va commisurata alle caratteristiche della cultivar e del portinnesto presente in vigneto; molto importante è anche la forma d'allevamento adottata. Nel corso della seconda potatura, o meglio della potatura del secondo anno, nel caso di forme d'allevamento "basse", è possibile raggiungere la struttura definitiva con una sistemazione di potatura in grado di garantire la netta individuazione di capi a frutto. Nei casi di forme espanse è forse preferibile attendere ancora un anno per alle piante di avere la definitiva architettura.
In altre parole, alla fine del primo anno di vegetazione, la barbatella possiede alcuni robusti tralci, il migliore dei quali verrà portato a 5-7 gemme, per costituire il deppo delle forme basse o la parte basale per le forme medie o alte. Nel caso di cordone speronato semplice occorre agire per avere alla fine del secondo anno due tralci lunghi e tra questi sceglierà il più vigoroso (se possibile il più basso), sopprimendo l'altro. Nel caso di guyot*, il tralcio migliore deve essere piegato orizzontalmente, potandolo a ancora a 5-7 gemme e sarà il primo capo a frutto; un altro, più basso, sarà speronata a 2 gemme (e sarà capo a legno).

 

Guyot* Sistema di allevamento della vite diffuso un po' ovunque, con alcune differenze nella legatura, più o meno inclinata, e nella lunghezza del tralcio di potatura. Al Sud viene ottenuto anche dalla trasformazione del sistema ad alberello. E' conosciuto anche come "sistema a spalliera", ha una struttura semplice che facilita le potature. Questo sistema ha fra i vantaggi una buona possibilità di meccanizzazione delle potature verdi e della vendemmia, ottima esposizione fogliare, adeguata fittezza di impianto, buona qualità della produzione, stimolazione vegetativa per i vitigni più deboli e facilità di reperimento di manodopera esperta. Di contro è necessario rinnovare annualmente il tralcio di potatura, con successiva legatura; i grappoli sono molto esposti al sole, pertanto possono presentare problemi per il controllo della maturazione nei vitigni precoci, o per i rischi di malattie e di scottature; negli ambienti freschi e con innesti vigorosi si presenta un'eccessiva stimolazione vegetativa, che costringe a potature verdi frequenti; è più sottoposto a danni per il vento ed ha un basso rapporto tra legno vecchio e legno giovane, quindi meno organi di riserva, per gli zuccheri in particolare.

 

Autore: Paolo d'Abramo

 

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